lunedì 18 settembre 2017

Recensione: "The Collectors' Society" di Heather Lyons

Trama


Dopo anni nel Paese delle Meraviglie, Alice ormai adulta torna in Inghilterra determinata a ritrovare la propria sanità mentale e a riprendere il controllo della sua vita. Un enigmatico gentiluomo con un’intrigante offerta di lavoro troppo allettante per essere rifiutata, tuttavia, sconvolgerà i suoi piani per una vita tranquilla. Presto sarà trascinata a New York dove entrerà a far parte della Collectors' Society, un’organizzazione segreta i cui membri affermano che le storie famose sono tutt’altro che semplici e che quello che Alice sa del mondo è soltanto una piccola parte della verità.
Lì scoprirà che ci sono cattivi a piede libero che vogliono archiviare l’esistenza di innumerevoli persone. Incaricata di lavorare con il misterioso e affascinante Finn, Alice insieme al resto della Collectors' Society dovrà correre contro il tempo per prevenire ulteriore distruzione… Ma ce la faranno prima che tutti i loro finali vengano cancellati? 



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Recensione


Quando ho sentito parlare per la prima volta di questa saga, colta dallo spirito stesso della critica letteraria ho pensato: “Minchia, figo”. C’erano potenzialmente tutti gli ingredienti per una serie fantasy con i controcoglioni: la reinterpretazione di un mondo affascinante come quello di Wonderland, un’Alice più adulta e dark, infiniti altri mondi nati da infinite penne, l’idea che da un romanzo, dalla fantasia di scrittori e dei loro lettori possano nascere universi interi che questa Collector’s Society deve proteggere… Sulla carta era una figata pazzesca.  Sulla carta per l’appunto, perché poi nella realtà dei fatti è stato un gigantesco sfrangimento di palle dal primo momento all’ultimo, del tipo che dovrei ricevere un premio karmico per aver trovato in me la forza d’animo di sorbirmi ben quattro libri di ‘sta menata. Universo, domani mi aspetto di scendere in salotto e trovarmi Hugh Jackman ad aspettarmi ai piedi delle scale con aria lasciva. Penso di meritarmelo dopo tutto ciò.



Dov’è che tutto è andato storto? Come è possibile che da una premessa così interessante sia venuta fuori una saga così irritante, inutile e snervante?

I problemi sono molti, anche legati alla trama e all’ambientazione, ma partiamo da quello che ha veramente dato il colpo di grazia: l’elemento romance. Come spesso accade in questo genere di saghe fantasy, c’è una storia d’amore piuttosto centrale che se fatta bene può essere un valore aggiunto, se fatta male trascina a fondo l’intera storia. In questo caso non è solo che la trascina a fondo, è una bomba nucleare su un castello di carte già di per sé precario

Gente, voi non potete neanche immaginare il trituramento di coglioni senza fine che sono Alice e il suo bello aka Huckleberry Finn, semplicemente Finn per gli amici. Allora, intanto è un irritantissimo caso di instant love o quasi e ugh, io odio queste cose, ti vedo, ti trovo figo, ti amo. Ma che cazzo.



Fosse solo quello il problema, però: se si fossero limitati ad amarsi e a non rompere le palle va beh, pazienza,  tanto quanto. Invece questi dall’inizio alla fine  (il punto di vista all’inizio è quello di Alice, poi dal secondo libro in avanti si alterna con il punto di vista di Finn) sentono l’impellente bisogno di continuare senza tregua a tormentare i lettori interrompendo la narrazione per descrivere nel modo più melenso possibile quanto è grande il loro amore, quanto sia puro, quanto non sia solo attrazione fisica anche se aiuto ci troviamo troppo sexy e ci salteremmo addosso costantemente, no, è che pure le nostre anime e le nostre menti sono sexy e OH MIO DIO UCCIDETEMI MA CHE HO FATTO DI MALE IN UN’ALTRA VITA PER MERITARMI QUESTA TORTURA SOTTO FORMA DI CONTINUO BACIO PERUGINA SENZA PERALTRO LA CIOCCOLATA A CONSOLARMI.  Ve ne do un assaggio qui sotto perché possiate capire il livello di scoglionamento che provocano:


 Io e lui siamo più che semplici partner. Più che semplici amanti. Siamo immagini speculari l’uno dell’altra. Abbiamo entrambi cominciato la vita come qualcosa di diverso e poi volontariamente abbiamo scelto di cambiare le nostre storie scegliendo di nostra spontanea volontà un destino più grande, tenendo sempre in considerazione le vite di persone che non incontreremo mai. Liberamente mettiamo i bisogni di altri prima dei nostri, senza pensare alla gloria o ai riconoscimenti. Rischiamo molto. Abbiamo sentimenti profondi. I nostri passati sono vasti e profondi e a volte difficili da affrontare. Ad ogni modo facciamo del nostro meglio per superarli. C’è attrazione sessuale, oh quanta ce n’è, ma quella da sola non potrebbe aiutarci a superare tutto quello che affrontiamo. C’è cameratismo. C’è senso di appartenenza, accettazione. C’è vero amore.



Signora Heather Lyons, è un principio basilare della narrazione e lo so persino io che non so scrivere nemmeno un elenco della spesa: show, don’t tell. Questa è scrittura 101, gente, persino un procione lo saprebbe: se sei bravo nel tuo lavoro di scrittore, il fatto che ci sia tensione sessuale, chimica e alchimia anche un livello che va al di là della pura attrazione fisica viene fuori dalla storia, non c’è bisogno di interrompere in continuazione il flusso narrativo per farlo dichiarare a trombe spiegate ai personaggi. Finn, Alice: abbiamo capito, vi amate da morire e siete binary stars (sì, perché si dicono costantemente di essere stelle binarie e non avete idea di quanto distruggano le palle con ‘sta storia, se lo ripetono talmente tante volte che se lo si trasformasse in un drinking game, se ne uscirebbe ubriachi prima di arrivare alla fine del secondo libro, il che potrebbe essere anche un bene visto il tormento di sopportare tutto ciò da sobri), ma non mi pare una buona scusa per continuare a sfracassare gli zebedei fino a questo punto. Questi pure stilando l’elenco della spesa riuscirebbero a tirar fuori quanto si amano:

        - Allora, devo prendere il latte che ora che ci penso è bianco come la pelle della mia Alice anzi no di meno perché niente è perfetto come Alice, poi un barattolo di miele del colore dei capelli di Finn che è il mio amore assoluto, zucchero che è dolce come l’ammore cosmico che condividiamo che è pure comunanza di ideali però ricordiamolo, mica solo lussuria anche se siamo più hot del peperoncino, uh segniamo il peperoncino, poi cipolle che hanno molti strati come la personalità complessa e affascinante di Finn, broccoli COME VOI DUE TESTE DI CAZZO CHE AVETE ROTTO LE PALLE, VA BENE?! 



Ah, poi c’è anche da menzionare un mezzo triangolo con un ex di Alice che poi di fatto non è un triangolo perché “It’s always gonna be Finn” **wink wink ai fan di The Vampire Diaries, capitemi**, però tranquilli, pure l’ex è un macellamarroni al pari di Finn; diciamolo, in pratica sono uguali, cambia solo il colore di capelli e poco altro di fatto, non sto scherzando (anche la caratterizzazione dei personaggi fa pena, non manca proprio niente a questa apoteosi di bruttura romanzesca).

Voi ora però mi direte: ok, però stai parlando da un’ora di romance e questo è teoricamente un romanzo fantasy, no? Magari la storia d’amore fa schifo, ma almeno c’è una trama coinvolgente e un’ambientazione affascinante, no?

Ehm, nope.


La trama ha unico elemento interessante che mi ha spinto a continuare a leggere nonostante l’alzamento di pressione causato da quanto mi stavano sulle palle Alice e Finn e il rischio continuo di coma diabetico per il livello di letale melensaggine e smielatezza, ovvero: come mai questi mondi romanzeschi vengono distrutti e da chi? Il colpevole si scopre abbastanza presto ed è un anticlimax allucinante da “esticazzi” proprio, se mi concedete un termine tecnico aulico da critica letteraria, tanto che ho continuato a sperare inutilmente fino all’ultimo in qualche colpo di scena perché non mi capacitavo che potesse essere una stronzata simile. Il villain poi è una macchietta ridicola, classico MUAHAHAHAHAHAH EVIL! senza spessore, senza sfaccettature, senza approfondimento psicologico; d’altra parte c’è coerenza in tutto ciò, perché anche i personaggi positivi sono buoni e perfetti senza alcuna sfumatura (con l’eccezione di pochi personaggi secondari, molto più interessanti dei protagonisti ma relegati fondamentalmente al ruolo di meteore nella galassia al cui centro regnano le stelle binarie anime gemelle trottolini amorosi tu-tu-da-da-da Finn/Alice **ruotamento di occhi al punto che i miei bulbi oculari sembrano palline del lotto**); per di più hanno questo moralismo fastidioso, un immotivato senso di superiorità morale nei confronti di tutto e tutti da renderli intollerabili al punto che avrei sicuramente fatto il tifo per il villain se non avesse fatto schifo pure lui. Inoltre, come avevo già accennato, la caratterizzazione dei singoli personaggi è pessima: tutti o quasi sono personaggi di libri celeberrimi, ma avrebbero potuto essere tranquillamente Tizio, Caio e Sempronio per quanto l’autrice ha cercato di renderli riconoscibili in rapporto alla rispettiva ispirazione letteraria: non sto dicendo che avrebbero dovuto essere uguali e identici agli originali, anche perché a quel punto cesserebbe lo scopo di un adattamento, ma mi sfugge il senso di prendere personaggi random caratterizzati a caso e affibbiare loro un nome famoso perché sì.


Per sapere invece il motivo per cui suddetto villain ha deciso di mettersi a distruggere mondi,  bisogna aspettare fino alla fine del quarto libro e senza spoilerare nulla, dico solo che è una vera cazzata, per di più confusa, con un finale che letteralmente vanifica quattro libri di svolgimento narrativo, tanto che avrei potuto tranquillamente saltare alla fine senza sprecare ore della mia vita in cui avrei potuto dedicarmi ad attività più proficue, come fissare il soffitto e contare le crepe nell’intonaco tanto per fare un esempio, e non sarebbe cambiato niente.

Anche l’ambientazione lascia un sacco a desiderare, laddove il potenziale per creare un mondo suggestivo e un’atmosfera coinvolgente ci sarebbe stato: Alice, strappata dal manicomio in cui è finita dopo Wonderland, si ritrova in quello che presumo essere il nostro mondo nella sede di questa Società protettrice di mondi letterari che sembra la sede della CIA in una pessima americanata hollywoodiana, con una tecnologia futuristica che ammazza completamente la magia del fantasy e del viaggio tra questi mondi. Anche Wonderland che avrebbe dovuto essere letteralmente un posto incantato, non riesce a pervenire come il luogo magico che dovrebbe essere, senza contare che ogni briciola di magia e suggestività viene massacrata da tutte le infinite seghe mentali di Alice per il suo ex (dico solo che questo tipo è di Wonderland e che lui e Alice non possono stare insieme per motivi che non approfondisco a scanso spoiler), per il suo passato e via dicendo.

Insomma, concludendo: saga evitabilissima a meno che non abbiate una vena masochista e allora prego, se vi piace appallarvi a sangue con una trama perlopiù ad cazzum cani e fare overdose di melenserie varie e personaggi scialbi e incredibilmente fastidiosi, questi libri fanno per voi. Se no consiglio attività più piacevoli come non so, andare dal dentista, pulire il bagno, fare la denuncia dei redditi.

P.S.: alla ship non posso dare meno di una “barchetta” solo perché trasporre il valore meno settordici fantastiliardi in un’immagine sarebbe impresa alquanto ardua, ma volevo solo puntualizzare che regalare ad Alice e Fine un’intera barca è una grossa ingiustizia, a meno che non ci salgano sopra e la barca vada a fondo. Una ragazza può soltanto sperarci.




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Recensione di


http://thebitchybookclub.blogspot.be/search/label/Medea

2 commenti:

  1. Bellissima recensione vi di ricambiare nel mio blog con un commentohttps://diariodunascrittricemergentebrigida.blogspot.it/?m=1

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  2. No, vabbè.
    La prima cosa che volevo sottolineare è quanto la trama somigli a Once upon a time, la serie, che cominciava pure lei con un'ottima premessa come ritrovare la propria famiglia, salvare tutti gli "e vissero felici e contenti" e cazzi e mazzi, ma che poi è diventata tutta un "CAPTAIN SWANNN!1121!!"
    E vabbè.
    Poi volevo complimentarmi per la fermezza di nervi nel sorbirsi non un libro, non una duologia, non una trilogia, ma una quadrilogia pessima quanto questa. Qui ci vuole una medaglia da parte di Obama.

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