venerdì 29 settembre 2017

Alina e Mal di Vivere


C’è una celeberrima poesia di Eugenio Montale che recita:

Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l'incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.


Ebbene no, caro Eugenio Montale. Ti sbagliavi. Il male di vivere l’ho incontrato io leggendo Tenebre e ghiaccio della serie Grisha di Leigh Bardugo e non è nessuna delle cose da te elencate, ma è letteralmente Mal, controparte maschile della saga che insieme alla protagonista, Alina, dà vita a una delle coppie più sfrangipalle di sempre nella storia del fantasy contemporaneo. Un torrentello rinsecchito, una foglia secca, un povero cavallo stecchito, ma che saranno mai… Questa coppia di cui parliamo oggi ti fa capire veramente, dolorosamente, fino in fondo proprio l’incredibile sofferenza di esistere.

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(Scusami Eugenio Montale, coinvolgere un premio Nobel in tutto ciò è veramente ignobile, me ne rendo conto, dovrebbero revocarmi la laurea in Lettere con disonore e pure darmi due calci in culo magari)



Come mai questi due sono divertenti quanto il virus della pellagra, senza offesa per il povero virus della pellagra che non se lo merita? Andiamo ad esplicarlo.

Allora, la nostra Alina (che in antico aramaico significa “Cogliona che poteva avere non uno ma dicasi due uomini fighissimi e invece sceglie di prendersi letteralmente un Mal di pancia”) è la classica ragazza da fantasy young adult che sembra tutta sfigata all’inizio, ma in realtà è specialissima e scopre appunto di avere poteri che nessun altro al mondo. Costei ha una malsana passione per il suo migliore amico, Mal d’Amore, che, sofferente di sindrome di Dawson Leery **momento nostalgia anni ‘90**, non se la fila manco di striscio all’inizio, per poi invece scoprire in seguito che è la sua anima gemella e rompere il cazzo a non finire. Ecco, Mal di Vivere, come descriverlo? Teoricamente dovrebbe essere bello, simpatico, perfetto, sensibile, meraviglioso e per questo Alina non avrebbe occhi che per lui; di fatto invece è uno scassacazzi di dimensioni epicamente cosmiche. Non solo all’inizio Alina non la considera manco di striscio quando lei è nella sua fase “sfiga”, ma scopre di esserne immensamente innamorato solo dopo che è diventata fighissima e nello stesso tempo riesce a fratturare enormemente la minchia su questo, perché sapete, Alina è potentissima e arriva ad avere grosse responsabilità e una missione importantissima, ma ehi, come si permette di non passare il suo tempo a considerare lui e a lisciare il suo tronfio ego maschile?!


A peggiorare le cose c’è anche il fatto che Alina non è che non avrebbe altre opzioni, perché ne avrebbe non una, ma ben due:

- Opzione 1: il Darkling, l'Oscuro, un mago potente e affascinante, dark, misterioso, un personaggio cazzutissimo e fighissimo, e sì, ok, in effetti è un po’ cough**tanto** cough sociopatico, ma insomma,  chi al  mondo non ha difetti?!



-  La risposta a suddetta domanda è l’opzione 2: Nikolai. Nikolai è perfetto. (No, non lo è perché se no sarebbe irritante, ma proprio perché non lo è lo è. Fidatevi, sembra che non abbia senso, ma ne ha). Nikolai è un principe, è bello, ha la battuta sempre pronta e un’irresistibile faccia da schiaffi, E’ INTELLIGENTE DA MORIRE AL CONTRARIO DI MAL DI STOMACO CHE HA PIU’ O MENO LO STESSO GUIZZO INTELLETTIVO DI UN BRADIPO CHE HA SBATTUTO VIOLENTEMENTE LA TESTA, ALINA MA A CHE CAZZO PENSAVI PERDIO, TRA I TUOI SUPERPOTERI C’E’ PER CASO ANCHE QUELLO DI NON CAPIRE MAI UN CAZZO, IO… NON… WHY?! **respiri pronfondi** **Medea cerca inutilmente di calmarsi**


Questo fior fiore di fanciulli che le muoiono dietro Alina non lo considera manco per sbaglio: mai una gioia per me e Mal di vivere per lei, niente da fare. Insomma, una catastrofe shipperistica ed esistenziale di dimensioni considerevoli, che mi ha portato a confrontarmi con un fondamentale dilemma: è peggio avere unicamente una ship di merda senza altre opzioni valide come nel caso di Alice e Finn della saga “The Collectors’ Society” di cui avevo parlato nella mia ultima recensione (sì, apparentemente sono diventata quella che si autocita, a mia discolpa l’avevo dichiarato fin dall’inizio di essere la peggiore di tutti), quindi senza speranza di redenzione ma senza nemmeno false speranze, oppure essere illusi da opzioni molto allettanti per poi trovarti a incontrare il male di vivere grazie ad Alina e per l’appunto a Mal d’Amore?! Meglio ammazzare subito ogni aspettativa di qualcosa di decente oppure pensare di vedere una luce in fondo al tunnel per poi scoprire che era solo un treno che ti stava per travolgere?! E’ un dibattito filosofico alla cui base c’è un problema ontologico irrisolvibile, altro che “Dio esiste o non esiste?” oppure “Qual è lo scopo dell’esistenza” e altre stronzate simili.



Sta di fatto che ho avuto malattie più gradevoli di questi due, credetemi. Noiosi al loro meglio,  ma perlopiù  proprio irritanti, con la stessa chimica caliente di due cetrioli, questi due esemplificano egregiamente tutto ciò che si può sbagliare nel costruire una ship, letteraria e non.



Per spezzare una lancia in favore di Leigh Bardugo, bisogna dire che la saga in realtà non è tutta da buttare via, visto che getta le basi per la creazione di un universo magico e coinvolgente che verrà esplorato con risultati superiori anche nei romanzi spin-off Six of Crows e Crooked Kingdom, in cui arriva anche la redenzione a livello shipperistico; però tre libri di Alina e Mal d’Esistere che mi prosciugavano la voglia di vivere non glieli perdonerò mai. MAI.


E per concludere ci tengo a precisarlo, come avevo fatto con Finn e Alice, tanto per fare di nuovo quella odiosa che si autocita: l’unico motivo per cui ‘sti due dementi si beccano una “ship” di valutazione è che spero dal profondo del cuore che quella nave sia il Titanic, solo per quello. Dove cazzo è un iceberg quando serve?!








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