martedì 8 novembre 2016

Vita da Scrittrice #1






Buonasera!
Per questa settimana abbiamo abbandonato le vesti di Lettrici per fiondarci in quelle di Scrittrici, perché è Novembre e per chi non lo sapesse, Novembre vuol dire NaNoWriMo.


Se vi state chiedendo cosa sia questa sigla apparentemente impronunciabile, sappiate che sta per National Novel Writing Month. È un mese interamente dedicato alla scrittura del vostro romanzo. O perché no, della vostra fanfiction. Qualunque storia che voglia uscire fuori da quella testolina ma non l’ha ancora fatto, può essere incanalata e aiutata grazie a questo strumento.


Dico strumento perché è così che considero il NaNoWriMo. Non è una sfida, non è un obbligo, è uno strumento. Alla fine, quante volte vorremmo scrivere ma poi troviamo altro, siamo indaffarati, siamo stanchi… Questo evento ci dà solo una spinta, un incentivo in più.


Per quanto riguarda me, ogni incentivo è importantissimo, perché ho questo piccolo problema di evitare tutto ciò che vorrei veramente fare e potrebbe potenzialmente rendermi molto felice. Sì, sto andando ‘da uno bravo’ (anche) per questo, se ve lo state chiedendo!


Ecco come si svolge il mio processo scrittorio:
Inizia sempre con una profonda Angoscia Esistenziale. ‘Oh, ma guarda questo video di cerbiatti che pascolano per la foresta, che carini. E l’uomo che riesce a ingoiare un imbuto? Che ridere!’.
Dopo varie ed eventuali distrazioni (a cui si aggiungono i video delle mie ship su YouTube), mi convinco con un sospiro che Ce La Posso Fare. E passo a scegliere minuziosamente la colonna sonora perfetta.
Dopo quella mezzora, fondamentale sia chiaro, comincia la stesura vera e propria. E qui avviene la magia.
Una volta che ho cominciato, non riesco a fermarmi. Le parole volano, veloci, le scene si susseguono, perfette, e il tempo scorre senza che me ne accorga, riuscendo a tornare alla realtà solo quando qualcuno mi interrompe o, meno frequentemente, quando sono troppo stanca per continuare, svuotata.
Questo è il momento della placida calma, dell’autocongratulazione. ‘Quanto ho scritto, come sono stata brava, complimenti.’
Ma è solo la calma prima della tempesta: la rilettura.

ANGST.
TUONI, FULMINI E SAETTE.


‘Ma che cazzo ho scritto?!’

Inevitabile come la morte. Dura ancora un po’, il tempo di sistemare qualcosa, inviare il lavoro alle mie colleghe, sudando, chiedendo di essere messa al rogo e ciliciata, mentre loro leggono e trovano punti di forza e incoraggiamenti, a cui rispondo con un sospiro di sollievo e la consapevolezza di essere troppo dura con me stessa.
Dura ancora meno, il giorno dopo rileggo e risiamo da capo: ‘Nessuno vorrà mai leggere questa roba!’,
a cui seguirà un ‘Dai, alla fine non è mica così male,’ per poi ‘Sono un fallimento di essere umano!!!’, ‘No, ehi, questo pezzo è una figata!’, ‘Tutto è una bugia, la vita non ha senso, il mondo fa schifo, la mia storia fa schifo’, e via dicendo, per giorni, in un bipolarismo continuo e inarrestabile.
Probabilmente in questo momento vi state chiedendo perché allora io voglia, e continui, a intraprendere questo percorso.
La risposta è semplice: non è solo una voglia, è una necessità. È ciò che sono. Invento storie e poi le scrivo, anche se spesso è un lavoro difficile e frustrante, perché quel personaggio maledetto non vuole fare la cosa che avevi deciso per lui, perché quella scena non rende come l’avevi pensata, perché quel movimento è intricatissimo da descrivere. Fa tutto parte del processo.
E nel processo, ci sta anche la quantità di melodramma che mettiamo in tutte le nostre azioni.
E pensieri.

‘Ah, me tapina! Mi rideranno dietro! Staranno in fila con le campane in mano per lanciarmi escrementi sul Cammino della Vergogna, urlandomi oscenità e offendendomi e disonorando la mia mucca!’



Siamo scrittori, respiriamo per scrivere, per perderci tra le righe, per fare inutili post di blog in cui parliamo della scrittura senza dire assolutamente niente di nuovo.
Siamo pazzi!





Nessun commento:

Posta un commento