sabato 5 novembre 2016

Recensione: "È solo una storia d'amore" di Anna Premoli

Due autori e una storia da scrivere. Il tentativo, purtroppo fallito, di rivendicare il valore di un genere letterario troppo spesso bistrattato. 

solo una storia d'amore" di Anna Premoli

 
Editore: Newton Compton Editori

Data di uscita: 3 novembre 2016
Pagine: 320
Cartaceo: 8,42 € | Ebook (Kindle): 4,99 
Genere: romance; contemporaneo  

 

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Trama




Cinque anni fa Aidan Tyler ha lasciato New York sul carro dei vincitori, diretto verso il sole e il divertimento della California. Fresco di Premio Pulitzer grazie al suo primo libro, coccolato dalla critica e forte di un notevole numero di copie vendute, era certo che quello fosse solo l’inizio di una luminosa e duratura carriera. Peccato che le cose non stiano andando proprio così: il suo primo libro è rimasto l’unico, l’agente letterario e l’editore gli stanno con il fiato sul collo perché consegni il secondo, per il quale ha già incassato un lauto anticipo. Un romanzo che Aidan proprio non riesce a scrivere. Disperato e a corto di idee, in cerca di ispirazione prova a rientrare nella sua città natale, là dove tutto è iniziato. E sarà proprio a New York che conoscerà Laurel, scrittrice di romanzi rosa molto prolifica. Già, “rosa”: un genere che Aidan disprezza. Perché secondo lui quella è robaccia e non letteratura. E chiunque al giorno d’oggi è capace di scrivere una banale storia d’amore… O no?

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Recensione


Una cosa bisogna riconoscerla, la trama ha tutte le caratteristiche per catturare l’attenzione. Perché, ammettiamolo, quale lettore non ha mai sognato di curiosare nella vita di uno scrittore che ammira per scoprire quanto c’è di personale nelle sue opere? Ragion per cui un libro che narra la storia non di un autore soltanto ma di una coppia di autori non può che affascinare.
È nel passo successivo che vengono fuori tutti i difetti e le mancanze di cui questo libro è pieno: una quantità imbarazzante di refusi ed espressioni dialettali che sarebbero imperdonabili e inaccettabili in qualsiasi caso figuriamoci in una storia narrata dal punto di vista di due scrittori sono soltanto i due aspetti più evidenti anche a un occhio meno attento.

Lo abbiamo detto spesso, una trama carina non basta, servono gli strumenti lessicali e stilistici per poterla sviluppare in modo da rendere un libro meritevole di essere letto. E questo non lo è.
Non lo è perché si avverte pagina dopo pagina lo sforzo di ricercare un’ironia, un tono leggero da commedia brillante che non è affatto nelle corde dell’autrice.
I personaggi sono privi di spessore, costretti a farsi portavoce di riflessioni banali ed elementari su un tema come quello delle critiche rivolte al romanzo rosa e a chi lo scrive che avrebbe meritato di essere affrontato con una attenzione, una intelligenza letteraria e culturale che evidentemente manca a chi ha scritto questo libro.
Se voleva essere un manifesto in difesa di un genere letterario trattato da molti come se fosse di serie inferiore rispetto ad altri mi duole far notare che, al contrario, non fa che aggiungere frecce all’arco di chi è solito sparare a zero sui romanzi rosa.
Leggendo si ha proprio l’impressione che ogni personaggio portato in scena non sia altro che un burattino; nessuno di loro ha una propria voce riconoscibile, neanche i protagonisti.
Non so voi, ma io non sopporto quando in un libro sono i personaggi a dire “io sono fatto in questo modo” senza che poi, nei fatti, venga mai mostrato come sono davvero, magari facendoli relazionare con qualcun altro o costringendoli ad affrontare situazioni che li spingano a tirar fuori un determinato lato del loro carattere. Inutile sottolineare che in questo libro è proprio così che vengono trattati i personaggi.
Per carità, è comprensibile continuare a sbandierare ovunque quel Premio Bancarella vinto anni fa, ma forse sarebbe il caso di offrire al pubblico opere che non spingano i lettori a chiedersi se i libri successivi non siano il frutto del lavoro della gemella senza talento della vincitrice di allora. Perché da un Premio Bancarella ci si aspetta che almeno sia in grado di caratterizzare i personaggi delle proprie storie, scrivendole con uno stile che non faccia pensare alle tanto bistrattate autrici di fanfiction pubblicate da altre case editrici.

La storia d’amore è forzata, non segue uno sviluppo che permetta al lettore di affezionarsi ai personaggi tanto da desiderare assistere a un innamoramento che, in definitiva, viene servito su un piatto d’argento attraverso una misera dichiarazione apparsa dal nulla e un tentativo di introspezione che impallidisce dinanzi ai discorsi anche di bambini dell’asilo.
Insomma, finiscono insieme perché devono, perché in un romanzo rosa il lieto fine deve essere quello. Anche a questo mi riferisco quando dico che spacciare questo libro per una rivendicazione del valore di questo genere letterario vuol dire fare del male al romanzo rosa e a tutti coloro che lo scrivono e lo leggono. O almeno io, da lettrice, mi sono sentita offesa.

Ho letto altri libri di questa autrice, il primo poteva anche essere carino, si lasciava leggere senza troppi problemi, ma andando avanti è innegabile ed evidente che siano venute meno le idee e quelle poche sfruttate per dar vita a delle storie non hanno potuto contare su uno stile tale da essere valorizzate.
In tutta onestà, ho letto e continuo a leggere molti libri di questa casa editrice di autrici e autori italiani e devo dire che la Premoli non rientra nel novero di quelli che considero tra i migliori. In un mondo perfetto, o almeno giusto, si darebbe il giusto spazio a chi davvero mostra di avere il talento e le capacità per fare questo mestiere, che sembra semplice ma non lo è.

[Copia fornita dall’editore per il programma Club dei lettori]

  

Livello "Ship"




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Recensione di


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