martedì 25 ottobre 2016

Recensione: "Il cammeo di ossidiana" di Virginia De Winter

Romance, mistero, tinte di sovrannaturale e delizioso sarcasmo si intrecciano in questa piacevole storia ambientata nella Londra vittoriana di Dorian Gray.

"Il cammeo di ossidiana" di Virginia De Winter

Editore: HarperCollins Italia
Data di uscita: 29 febbraio 2016
Pagine: 245
Ebook (Kindle): 5,99 €
Genere: storico, romance, mystery, fantasy

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Trama


Londra, fine 1800 - Raven Armitage non si dà pace per la morte improvvisa dell'amata sorella Elizabeth ed è disposto a tutto pur di venire a capo del mistero che l'avvolge, dunque anche a carpire i segreti di Sebastian Fane, l'uomo che avrebbe dovuto sposarla, oltre che il più affascinante libertino del ton dopo Dorian Gray. Il loro primo incontro, sul selciato umido di una strada di Mayfair, non sembra nascere sotto i migliori auspici, e neppure quelli successivi, che culminano in un duello tra i brumosi prati di Battersea. Miracolosamente usciti quasi indenni dallo scontro, Raven e Sebastian capiscono che il destino ha legato le loro esistenze. Scoprono così la passione dopo la violenza, il tocco caldo sulla pelle dopo il gelo della voce, i segreti celati dietro un battito di ciglia e la dolcezza di un sorriso fatto per sedurre. Ma il tempo dell'amore dovrà aspettare perché le ricerche sull'inspiegabile morte di Elizabeth, che ruota intorno a un elegante cammeo di ossidiana, fa compiere loro un pericoloso viaggio nelle più oscure perversioni dell'animo umano...

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Recensione

Adorabile. E come potrebbe non esserlo, quando hai romance, mistero, tinte di sovrannaturale, delizioso sarcasmo e la Londra vittoriana di Dorian Gray?

Devo dirlo: io non sono tra quelle che ha amato Black Friars. Avrei potuto forse, se avesse avuto almeno 300 pagine di meno. Però questo libro della De Winter l'ho davvero adorato.

Il cammeo di ossidiana è un po’ una romance e un po’ un giallo fantasy del genere “cozy mystery”, di quelli perfetti per rannicchiarsi al caldo nei giorni autunnali di pioggia. La trama del mistero in sé per sé è piuttosto semplice, ma va bene così, perché pur nella sua semplicità è comunque abbastanza avvincente da tenere incollati alle pagine e, soprattutto, è perfetta per fare da palco ai personaggi, che è poi la cosa che conta di più. Del resto si sa, una storia non può mai conquistare davvero senza personaggi a cui affezionarsi - e qua, di personaggi a cui volere bene ce ne sono molti.

Raven è affascinante ed enigmatico (e ha l’accento francese, che è tipo morte assicurata); Sebastian il Conte di Darlington è bello, cinico e freddo. Impossibile non farsi affascinare da entrambi, e dalla chimica che hanno. La tensione sessuale tra i due infatti è immediata e palpabile, e le loro scene sono molto, moooolto, sensuali senza mai scadere nella volgarità (dote rara, per quel che mi riguarda).

Ho adorato un sacco poi i personaggi secondari di Colin e Tiffany, che portano leggerezza  alla storia e in più occasioni mi hanno fatto ridacchiare tra me e me come una scema. I loro scambi sono semplicemente fantastici, e la mia speranza segreta è che l’autrice abbia in serbo da qualche parte un sequel dedicato anche a loro, o almeno uno dei due.

Un’altra cosa che mi è piaciuta moltissimo sono stati i dialoghi, sempre vivaci e brillanti, con quel sarcasmo sottile tipicamente british che è perfetto per il tono del romanzo e dell’ambientazione.

«Mi hanno messo in guardia contro di voi.»
«Domando scusa, milady, ma temo di non comprendere.»
«Mi hanno avvertita di stare alla larga dai libertini, dai dissoluti e dal Conte di Darlington» spiegò lei con assoluta disinvoltura.
«Temo di rientrare in tutte le categorie che avete appena citato» convenne Sebastian, impassibile. «In particolare nell’ultima.»

La De Winter poi ha un talento particolare per le ambientazioni. Se già si notava in Black Friars, qua si riconferma nell’attenzione ai dettagli e nel modo sapiente di saper ricreare l’ambiente della Londra vittoriana con giusto quel tocco in più di sovrannaturale, infondendogli vita e non lasciandolo solo come un ornamento sullo sfondo. Un altro piccolo dettaglio che ho molto apprezzato - anche perché personalmente adoro il classico di Wilde - è il fatto di aver ambientato la storia nello stesso mondo di Dorian Gray, che ogni tanto è lì a fluttuare sullo sfondo e non può non strappare qualche sorriso per il modo in cui viene visto dagli occhi dei protagonisti.

Insomma, se come me avevate avuto problemi con lo stile un po' “vagabondo” di Black Friars, date alla ragazza una seconda chance. La maturità stilistica che qua viene fuori infatti è innegabile, e tutto ci guadagna. La scrittura, così ripulita, qua può finalmente brillare e dare risalto alle innegabili doti dell’autrice. La fantasia descrittiva è rimasta la stessa, solo che adesso colpisce al punto giusto, senza mai appesantire la narrazione ma anzi esaltandola e trascinando il lettore dentro le pagine, tanto nelle emozioni dei protagonisti quanto dentro ai vicoli fumosi e al tintinnio delle sale da té.

Livello "Ship"


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Recensione di


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