lunedì 24 ottobre 2016

Recensione: "9 Novembre" di Colleen Hoover


Uno scrittore e la sua musa. Segreti e bugie svelati tra le pagine di un libro destinato a sconvolgere le loro vite e a minare le fondamenta del loro amore.


"9 Novembre" di Colleen Hoover


Titolo originale: November 9

Editore: Leggereditore
Data di uscita: 20 ottobre 2016
Pagine: 336
Cartaceo: 12,67 € | Ebook (Kindle): 6,99  
Genere: romance; contemporaneo; new adult 

 

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Trama


È il 9 novembre quando, durante un pranzo con il padre, Fallon incontra Ben per la prima volta. È un giorno speciale per lei, non solo perché sta per trasferirsi da Los Angeles a New York, ma anche perché ricorre l’anniversario dell’evento che ha segnato per sempre la sua vita, il terribile incendio che le ha lasciato cicatrici su gran parte del corpo, impedendole di continuare la sua carriera da attrice. Contro ogni previsione, la conoscenza tra i due si trasforma subito in qualcosa di più, ma Fallon sta per partire e sembra esserci tempo solo per il rimpianto. Come per strappare al destino quell’inevitabile separazione, Ben le promette allora che scriverà un romanzo su di loro, proponendole di ritrovarsi il 9 novembre di ogni anno, fino a che non ne compiranno ventitré. È così che ogni 9 novembre i due protagonisti aggiungono un nuovo capitolo alla loro storia, finché qualcosa non arriva a sconvolgere le loro promesse e a mettere alla prova i loro sentimenti, tra i dubbi di Fallon e le mezze verità di Ben.

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Recensione


Leggere questo libro è stata un’agonia. Credo di aver letto tutti i libri di questa autrice, tranne l’ultimo (It ends with us), e questo è decisamente il peggiore. E lo è per tutta una serie di motivi che mi hanno spinta a trascinarmi con ansia fino ad arrivare all’ultima pagina. Non era l’ansia di chi non vede l’ora di scoprire cosa accadrà ai personaggi, ma quella di chi vuole arrivare in fretta alla fine per smettere di infliggersi una simile tortura.

Due sono gli aspetti che ho sempre mal digerito nelle storie della Hoover: l’essere melensa spesso fino alla nausea e la ricerca quasi ossessiva di una drammaticità raggiunta solo attraverso eventi più o meno tragici che condizionano le vite dei suoi protagonisti. E questi due elementi vengono portati all’esasperazione in 9 Novembre.
Perché ci sta il voler rendere la protagonista femminile insicura a causa delle cicatrici rimaste sul suo corpo, un po’ meno comprensibile è che nel giro di un paio di ore il suo atteggiamento cambi di colpo solo perché uno sconosciuto trova il modo per attirare la sua attenzione dicendole ciò che, forse, lei desiderava sentirsi dire dal giorno dell’incendio in cui rimase ferita.
Non so chi leggerà questa recensione, non ho idea di quale sia il vostro passato o il rapporto che avete con il vostro corpo o con i segni rimasti su di esso dopo eventi che hanno segnato in modo più o meno indelebile la vostra vita. Ma so cosa significa ritrovarsi a quindici anni con un corpo segnato da cicatrici con le quali dovrai imparare a convivere per il resto della vita. So cosa significa fare il possibile per tentare di coprire quei segni agli occhi di chiunque, poco importa che siano persone che conoscevi da una vita o un estraneo qualsiasi. Quindi, no, non ho apprezzato la leggerezza con la quale la Hoover ha affrontato il cambiamento nell’atteggiamento di Fallon, fin troppo repentino se si tiene conto di come fosse la sua vita fino a quel giorno. Avrei preferito che trattasse il tutto prendendosi il tempo necessario e, di certo, ne avrebbe giovato anche la costruzione del rapporto tra i due.

Un’altra cosa che davvero non sopporto nei romanzi è l’amore a prima vista, il colpo di fulmine, o chiamatelo come preferite ma la sostanza non cambia. Ciò che mi affascina in una storia d’amore è la fase dell’innamoramento, la conoscenza reciproca, la scoperta dei piccoli e grandi segreti e delle abitudini che passo dopo passo i personaggi imparano a condividere l’una con l’altro.
A conti fatti – non da me, ma dagli stessi personaggi – hanno trascorso insieme ventotto ore prima di dirsi innamorati l’una dell’altro. E al di fuori di quelle ore non ci sono state telefonate, messaggi, email, o qualsiasi altro tipo di comunicazione che possa giustificare la nascita di un rapporto tale da farmi sospirare nel leggere del loro amore.

Ed eviterò di soffermarmi sull’aspetto drammatico di questo libro. Questa ricerca ossessiva di un dolore sempre più profondo da infliggere ai personaggi e quindi, in via indiretta, ai lettori mi infastidisce oltremodo. Non perché ritengo che in un libro non debbano essere inseriti eventi tragici nel passato dei protagonisti, in fondo pochissimi nella vita reale non sono costretti ad affrontare problemi più o meno gravi, ma è quando si esagera che mi viene da alzare gli occhi al cielo e maledirmi per aver scelto quel particolare libro tra tanti altri che ho in lista.

Non mi soffermerò sul fatto che anche questo libro, come ormai troppi altri di questo genere, parli di una storia d’amore (che per me amore non è, ma sorvoliamo) le cui fondamenta non sono altro che un cumulo di segreti e bugie più o meno gravi sui quali si decide di passare oltre in nome del “vero amore”.
I colpi di scena che dovrebbero sconvolgere il lettore sono fin troppo prevedibili e alcuni anche abbastanza fastidiosi, perché se da un lato è evidente il tentativo di creare un conflitto tra i protagonisti che possa rendere interessante lo sviluppo del loro rapporto (tentativo tristemente fallito, per quanto mi riguarda), da un altro finiscono solo per stravolgere l’immagine di uno o più personaggi rispetto a quella che si è cercato di mostrare fino a quel momento (e lo stravolgimento, purtroppo, non è a favore del personaggio in questione, le cui azioni e parole assumono una sfumatura che le rende tali da far sentire il lettore tradito da quanto ha letto fino a quel punto).

Non prendete questa recensione come un attacco alla Hoover perché non lo è, è semplicemente un giudizio negativo su un libro che di certo non è tra i migliori di questa autrice.


  

Livello "Ship"



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Recensione di


6 commenti:

  1. E fu così che Ophelie svenne

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    1. Lo hai già letto? Spero di non averti rovinato la lettura, nel caso, ma purtroppo io sono rimasta molto delusa.
      - Ecate

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    2. No, non l'ho letto. Lei e la SEP sono le mie scrittrici preferite. Come tutte, ho delle aspettative su questo romanzo, ma devo dire che mi capita di leggere molto più volentieri i pareri negativi che quelli positivi. Non so dirti se lo apprezzerò o meno, anche se su alcuni punti capisco il tuo punto di vista. E' ben chiaro che la tua non è una critica quindi non preoccuparti. ;)

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  2. in effetti "instant love" e un passato tragico dopo un po' vengono a noia ed infastidiscono... va beh nel kobo c'è spazio e non si sa mai che maybe one day (come un suo titolo :D) mi venga voglia di leggerlo come la saga Slammed che non ho mai letto...

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    1. Il problema è proprio quello, ormai sono talmente abusati come espedienti narrativi che non solo vengono a noia e infastidiscono, ma gli stessi autori sono spinti a esasperarli sempre di più. È un circolo vizioso del quale, purtroppo, non si riesce a vedere la fine.
      - Ecate

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  3. Ho sempre adorato la hoover e una bravissima autrice!! Ma in questo caso mi ha proprio delusa ! Il libro non mi scorreva proprio E poi lo trovato ripetitivo !! Quel tira e molla fra di loro non finiva più!!

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