venerdì 28 ottobre 2016

Where's the poet: "Pi greco" di Wislawa Szymborska



Pi greco


È degno di ammirazione il Pi greco
tre virgola uno quattro uno.
Anche tutte le sue cifre successive sono iniziali, cinque nove due, poiché non finisce mai.
Non si lascia abbracciare sei cinque tre cinque dallo sguardo,
otto nove, dal calcolo, sette nove dall'immaginazione,
e nemmeno tre due tre otto dallo scherzo,
ossia dal paragone quattro sei con qualsiasi cosa due sei quattro tre al mondo.
Il serpente più lungo della terra dopo vari metri si interrompe.
Lo stesso, anche se un po' dopo, fanno i serpenti delle fiabe.
Il corteo di cifre che compongono il Pi greco non si ferma sul bordo della pagina,
È capace di srotolarsi sul tavolo, nell'aria, attraverso il muro, la foglia, il nido, le nuvole,
diritto fino al cielo, per quanto è gonfio e senza fondo il cielo.
Quanto è corta la treccia della cometa, proprio un codino!
Com'è tenue il raggio della stella, che si curva a ogni spazio!
E invece qui due tre quindici trecentodiciannove il mio numero di telefono
il tuo numero di collo l'anno millenovecentosettantatré sesto piano
il numero degli inquilini sessantacinque centesimi la misura dei fianchi due dita
sciarada e cifra in cui vola e canta usignolo mio oppure si prega di mantenere la calma,
e anche la terra e il cielo passeranno,
ma non il Pi greco,
oh no, niente da fare,
esso sta lì con il suo cinque ancora passabile,
un otto niente male, un sette non ultimo,
incitando, ah, incitando
l'indolente eternità a durare.



Wislawa Szymborska

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A farmi scoprire l'opera di questa straordinaria poetessa polacca, vincitrice di un sacrosanto e meritatissimo premio Nobel, è stato mio papà, che da insegnante di matematica un po' filosofo non ha potuto fare a meno che restare colpito in primo luogo proprio da questa poesia.

Leggere Pi greco per me è stato un vero shock, perché chi lo sapeva prima che si potesse fare poesia su un concetto matematico?! Su un tramonto mozzafiato? Ok. Sulla luna, il cielo, le stelle? Nessuna obiezione. Sull'Amore, la Vita, la Morte? Ricevuto forte e chiaro. Sulle rose che sono rosse e le viole che sono blu? Eh, beh.

Ma sul pi greco?! Com'è possibile?!

Per me il pi greco prima era qualcosa che avevo studiato in geometria a scuola, una delle mie tante croci ai tempi del liceo, e il sentimento che mi evocava si potrebbe poeticamente esprimere con "Minchia, che palle" (strano che nessuno abbia ancora pensato di dare a me un premio Nobel per la letteratura, vero?); la Szymborska invece ha saputo tirare fuori questa meravigliosa riflessione sull'infinito e sull'incommensurabile, andando a scavare sotto la patina asetticamente matematica e scovando la poesia sotto la superficie, nel profondo come solo i grandi poeti sono in grado di fare.

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