giovedì 22 settembre 2016

Where's the poet: "Francis Turner (Un malato di cuore)" di Edgar Lee Masters


Francis Turner (Un malato di cuore)




Da ragazzo
non potevo correre né giocare.
Da uomo potei solo sorseggiare dalla coppa,
non bere -
perché dopo la scarlattina m'era rimasto il cuore malato.
Eppure riposo qui
consolato da un segreto che solo Mary conosce:
c'è un giardino di acacie,
di catalpe e di pergole dolci di viti -
là, quel pomeriggio di giugno
a fianco di Mary -
mentre la baciavo con l'anima sulle labbra
l'anima d'un tratto volò via.

Edgar Lee Masters




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Quando ero piccola, i miei genitori avevano un bel po’ di dischi in vinile (momento fulminante di auto-consapevolezza: sono vecchia) che ascoltavamo dal mattino alla sera. Per fortuna tra questi non c’era solo il peggio della musica leggera italiana anni ’60-’70, a cui mia madre mi ha sottoposta fin dalla più tenera età, rischiando peraltro di crearmi danni permanenti, dal momento che a otto, nove anni ero l’unica bambina della mia generazione ad essere fan de I Cugini di Campagna (tanto per la cronaca, fortunatamente è una fase che mi è passata presto, anche se non è stata di sicuro l’unica fase imbarazzante della mia vita a essere onesti, ma questo è un discorso per un’altra occasione); la collezione era ricca anche di album di cantautori italiani e uno di questi era il bellissimo “Né al denaro né all’amore né al cielo” di Fabrizio De André.

E’ proprio ascoltando questo album che ho conosciuto per la prima volta l’Antologia di Spoon River: mi ricordo che dietro alla copertina del disco c’erano tutti i testi delle canzoni, che mi avevano colpita al punto da leggerli e rileggerli seduta per terra in salotto ai piedi dei giradischi, per poi ricopiarli su un quadernino da portare con me persino a scuola. Dopo aver ascoltato l’album, non ci ho messo molto a precipitarmi nella biblioteca della mia città per leggere l’opera di Edgar Lee Masters a cui De André si era ispirato e probabilmente non sono particolarmente originale, ma è a tutt'oggi una delle raccolte poetiche che preferisco, forse anche per questo legame affettivo con la mia infanzia.

Questa poesia mi ha sempre fatto un effetto particolare, perché mi ha sempre suscitato un sentimento dolceamaro piuttosto che tristezza, nonostante la tematica. Da bambina la leggevo senza capire veramente che significassero concetti enormi come Amore e Morte; e ora che sono (più o meno, in mancanza di termini più appropriati) adulta, vorrei dire che ho trovato delle grandi risposte in merito, ma sinceramente continuo a capirci molto poco, anzi, forse sono più confusa adesso di allora, quello che so è che se ci penso, mi sento stranamente felice per Francis Turner. Perché anche se il suo cuore era debole, anche se gli ha impedito di correre a perdifiato con gli altri bambini o di bere di gusto insieme agli altri uomini, non gli ha impedito di godersi un pomeriggio di giugno in un giardino fiorito con una donna che amava e che lo ricambiava. E se proprio dobbiamo tutti lasciare questa terra un giorno, andarsene con un bacio, amati e ricambiati, con qualcuno che forse ti ricorderà con tristezza sì, ma anche con affetto, direi che non è il modo peggiore per salutare questa esistenza.


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Francis Turner





I could not run or play in boyhood.
In manhood I could only sip the cup,
Not drink-
For scarlet-fever left my heart diseased.
Yet I lie here
Soothed by a secret none but Mary knows:
There is a garden of acacia,
Catalpa trees, and arbors sweet with vines--
There on that afternoon in June
By Mary's side--
Kissing her with my soul upon my lips
It suddenly took flight.

Edgar Lee Masters




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