martedì 20 settembre 2016

Recensione: "Flawed. Gli Imperfetti" di Cecelia Ahern

L’autrice di romance Cecelia Ahern cambia registro e si cimenta per la prima volta in uno young adult di genere distopico, con molti spunti di partenza interessanti che però si perdono in una storia scontata e traballante.

“Flawed. Gli Imperfetti” di Cecelia Ahern


Titolo originale: Flawed
Editore: DeAgostini
Data: 13 settembre 2016
Pagine: 416
Cartaceo: 14,90 € | Ebook (Kindle): 6,99 €
Genere: distopico, young adult

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Trama


In un futuro non molto lontano, il giudice Crevan conduce una spietata guerra contro l’immoralità. È lui e lui solo a decidere chi è un cittadino modello, e chi invece è un “imperfetto”, un essere Fallato da marchiare a fuoco con una F sulla pelle e da allontanare dalla società civile. Celestine ha diciassette anni e non ha mai avuto dubbi sul suo ruolo nel mondo: è una figlia perfetta, una studentessa perfetta, ed è anche una fidanzata perfetta. La fidanzata di Art, il figlio del giudice Crevan. Ma un giorno tutto cambia. Celestine vede un Fallato in fin di vita e sente di doverlo aiutare. D’un tratto tutto ciò che ha sempre ritenuto giusto non lo è più. Perché la compassione è più forte. Più forte della legge e delle rigide regole del giudice Crevan. Celestine decide quindi di aiutare il pover’uomo e quella decisione cambia la sua vita in un attimo. Allontanata dalla famiglia, arrestata e umiliata, la ragazza viene trascinata in processo davanti a Crevan. E proprio lui, incurante delle suppliche di Art, la condanna a essere marchiata a fuoco come Fallata. Sarà durante il processo che la strada di Celestine incrocerà quella di Carrick Vane, un Fallato misterioso e affascinante: l’unico amico su cui d’ora in poi Celestine potrà contare.

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Ecco, vedete la citazione qua sopra? E' quella che apre il libro. Ironico, considerando che sintetizza perfettamente quello che manca a questa a storia: la logica.

Riassunto del libro in due semplici parole: banale e insensato.

Banale perché manca di mordace, di personaggi memorabili, e in generale di un qualsiasi cosa che lo aiuti a distinguersi dalla massa di altri libri sullo stesso genere. Certo, la scrittura e la storia sono scorrevoli, quindi diciamo che si fa leggere - ma, altrettanto velocemente, si fa anche scordare. Non è neanche eccessivamente malaccio; è che non sa proprio di niente. E per un libro che vorrebbe celebrare la bellezza dell'essere diversi e dell'uscire dagli schemi, è ironico che finisca con l'essere così insipido.

Insensato perché ... beh. Da dove cominciare?

L'idea di partenza ha un sacco di potenziale. Una società alla ricerca estrema di una (impossibile) perfezione, che amministra severe ripercussioni su coloro che non si conformano ai suoi standard? Ecco una premessa che non solo offre molti spunti di riflessione - potrebbe mai esserci un criterio oggettivo di cosa è definibile come “perfezione”? - ma che potrebbe far paura al punto giusto da dare il via a un’appassionante nuova saga distopica.

A non convincere è il modo in cui questa idea viene messa in pratica.

Dopo che i leader hanno fatto piombare il paese in una grave crisi economica con i loro giudizi fallati, nell’immaginaria città di Humming, la possibilità di sbagliare non è più contemplata. Chiunque commetta un errore viene marchiato “Fallato” con un segno impresso a fuoco sul proprio corpo, e sottoposto da quel momento in avanti a una vita di privazioni, umiliazioni e controlli estremamente rigidi e talvolta, ammettiamolo, pure un po' ridicoli.

Attenzione, però: qua non si parla di crimini. Nossignori, per i criminali c’è solo la cara vecchia galera. Qui si parla di “errori”: un tradimento, una bugia, una valutazione sbagliata, un rischio che non ha ripagato. Per di più, non è una dittatura ad "imporre" queste regole. Humming infatti è una democrazia. La gente vota. La gente è contenta di avere questo sistema.

E qui secondo me sta il primo problema. Perché io capisco il punto che vuole passare l'autrice con questo: siamo tutti bravi a guardare gli altri dall'alto in basso, finché non tocca a noi. Mi sta bene. Il fatto è che ... la cosa fa acqua da tutte le parti.

Mancano le spiegazioni, tanto per cominciare, sulle ragioni che hanno portato una società democratica a sottoporsi volontariamente a un regime del genere per delle tali - concedetemelo - cavolate. Non è un dettaglio da poco, quello di spiegare come sia stato possibile che una nazione intera sia arrivata al punto di investire tutti questi sforzi e risorse nel rendere la vita un inferno a gente che ha solo fatto uno scivolone. Invece, le spiegazioni non vanno oltre un "alcune decisioni sbagliate da parte di un gruppo ristretto di persone hanno portato a una crisi economica, quindi d'ora in avanti proibiamo gli sbagli". Mmh. Ok.

Ma anche volendo passarci sopra e prendere la cosa per buona: l'interazione con il sistema giudiziario è a dir poco confusa (se commetto un crimine, sono considerato fallato? Perché alcuni vanno "solo" in galera, e altri vengono marchiati? Perché se vado in galera per un crimine posso poi tornare alla mia vita, mentre se vengo marchiato Fallato per una delle cavolate di cui sopra, la mia vita è praticamente finita? La risposta a tutte queste domande è: non si sa) e non c'è nessuna definizione chiara su cosa costituisca un atto condannabile come "Fallato" (davvero, ditemi quale è la logica dietro ai due genitori che sono stati marchiati per la colpa di aver cercato un altro parere medico per il figlio malato). Quindi è facile ritrovarsi spesso a domandarsi: "Ma perché??"

E sì, è vero che se uno va a cercare il pelo nell'uovo le falle si trovano ovunque, però qua mi sono sembrate davvero grossolane. Personalmente quando leggo una storia voglio che questa si regga verosimilmente in piedi, e trovo frustrante ritrovarmi a questionare il senso logico di cosa sta accadendo ogni cinque pagine.

Anche la protagonista, Celestine, soffre dello stesso problema del resto del libro. C’è una premessa interessante nel suo personaggio - una ragazza “perfetta”, dedita al ragionamento logico, che un giorno si scopre a fare i conti con la propria imperfezione - ma che non va davvero a segno. Perché la verità è che Celestine è perfetta pure nel suo essere imperfetta. Ugh.
«Quando hai ragione, Celestine North, hai ragione da vendere. Quello che hai fatto sull’autobus…», e fa un gesto noncurante con la mano, come se volesse liquidare la questione, «…non è niente, perché tutti siamo capaci anche di un solo gesto di misericordia. Perfino i più malvagi. Ma le cose che hai detto… be’, quelle rasentano la perfezione. Hai messo a segno un gran bel colpo.»

Celestine fa sempre la cosa giusta e dice sempre la cosa giusta - tranne ovviamente nel classico, frustrante, caso da manuale in cui agisce in modo stupidissimo per nessun’altra ragione che far procedere la trama. Vi illustro la situazione con un piccolo test, così potete giudicare da soli (attenzione: saltate il prossimo paragrafo se volete evitare spoiler).

A scuola ti trattano tutti come un appestata da mesi ormai. Finché un bel giorno, il Ragazzo Figo e Popolare, a capo del Comitato di Disdegno, improvvisamente dal nulla è gentile con te e ti invita alla sua festa "speciale", che è solo per una ristretta cerchia di amici. Voi, che siete una ragazza sveglia e intelligente, come reagite?
A) Mi rendo conto che questo vuole farmi uno scherzo di cattivo gusto e farmi passare dei guai quindi lo ignoro e/o mando a fanculo;
B) Mi metto in ghingheri perché "Finalmente la gente mi parla di nuovo!" e vado alla suddetta festa DA SOLA, rispondendo pure in malo modo agli avvertimenti di chi ti dice, "Ehm, sai, secondo me non ti dovresti fidare."

Ecco. La seconda risposta è Celestine. Non so voi, ma a me i personaggi così irritano e basta.


Non fatevi poi ingannare dalla sinossi: la sotto-trama romantica che viene lasciata intuire è praticamente inesistente. In realtà non è necessariamente un male, considerando il profilo del temuto triangolo standard che si intravede all’orizzonte (siamo sempre lì: l’affascinante bravo ragazzo che tutte vorrebbero, o il duro ribelle dal cuore d’oro? Originalità portami via), ma se siete alla ricerca di un po’ di romanticismo qua non ne troverete in grandi dosi, non fosse altro che per il semplice fatto che i due pretendenti in questione (tra i quali non saprei dire chi è più noioso, forse Art perché è quello che ha più scene) non compaiono per la maggior parte del libro.

In definitiva, è un libro che comunque si legge in fretta e che potrebbe ancora fare appello agli appassionati del genere, soprattutto se magari disposti a chiudere un occhio sulle premesse traballanti su cui poggia la storia e su quanto è sveglia Celestine, ma se questo deve essere il prossimo Hunger Games, direi di ripensarci.

[Recensione basata sulla lettura del libro in lingua originale]



Livello "Ship"



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Recensione di


2 commenti:

  1. Mi sono rifiutata fino ad ora di leggere questo libro proprio perché temevo quanto hai detto. E niente, il mio sesto senso per queste cose non mi ha ingannata. Il libro in questione continuerà a non far parte della mia libreria.

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    1. Pensa che continuavo a sentirmi una mosca bianca in mezzo a tutte le recensioni entusiaste. Personalmente, non l'ho trovato proprio niente di che. Lei poi sarebbe davvero da prendere a schiaffi.

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