giovedì 15 settembre 2016

Recensione: "The winner's curse" di Marie Rutkoski


Ambientato in un mondo di fantasia ispirato all’impero romano,"The Winner’s Curse" unisce un’appassionante storia d’amore a una trama attentamente costruita che tiene con il fiato sospeso fino all’ultima pagina.


"The Winner's Curse" di Marie Rutkoski

Serie: The Winner's Trilogy #1

Inedito in Italia
Editore in lingua: Bloomsbury Childrens
Data di uscita: 3 luglio 2014
Pagine: 368
Cartaceo: 8,69 € | Ebook (Kindle): 5,15 €
Genere: romance, young adult, historical fantasy


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Trama (traduzione)



Vincere ciò che vuoi potrebbe costarti tutto quel che ami …

Come figlia di un generale in un vasto impero che glorifica la guerra e schiavizza i popoli che conquista, la diciassettenne Kestrel ha due scelte: può unirsi all’esercito oppure sposarsi. Ma Kestrel ha altre intenzioni.

Un giorno, è sorpresa di trovare uno spirito affine un giovane schiavo venduto alle aste. Gli occhi di Arin sembrano sfidare tutto e tutti. Seguendo il proprio istinto, Kestrel lo acquista - con inaspettate conseguenze. In breve tempo deve nascondere i suoi crescenti sentimenti d'amore per Arin.

Ma anche lui ha un segreto, e Kestrel imparerà presto che il prezzo pagato per un altro essere umano è molto più alto di quanto avrebbe mai potuto immaginare.

Ambientato in un nuovo mondo di grande immaginazione, The Winner’s Curse di Marie Rutkoski è una storia di intrighi letali dove in gioco c’è tutto, e l’azzardo è tra il tenere la testa o perdere il proprio cuore.

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Recensione


Tutti i lettori appassionati sanno quando incontrano uno di quei libri. Sapete di quali parlo: quelli che ti fanno girare febbrilmente le pagine, gonfiare il cuore di amore per i suoi personaggi, e immergere nelle vicende al punto da dimenticarsi di tutto quel che si ha attorno.

Ebbene, questo è esattamente ciò che mi ha fatto Marie Rutkoski con la sua trilogia Winner, quindi da questa recensione non aspettatevi grandi e dotte analisi, quanto piuttosto un elenco di tutte le ragioni per cui non si può che amare questa storia.


“Sembra che qualcuno soffra della Maledizione del Vincitore.”
Kestrel si voltò verso la donna. “Cosa vuole dire?”
“Non viene spesso alle aste, vero? La Maledizione del Vincitore è quando vinci con l’offerta migliore, ma solo pagando un prezzo troppo salato.”

Quanto alto può essere il prezzo pagato per un’altra vita umana? Kestrel inizia a scoprirlo nel momento in cui a un’asta di schiavi incontra lo sguardo sprezzante di Arin, e qualcosa in lui la colpisce al punto da farle offrire una cifra enorme pur di uscire vincitrice dalla competizione per quello schiavo ribelle.

E’ qui che comincia tutto, dando il via a una storia d’amore che al contempo tormentata, appassionata, dolce, frustrante, emozionante. E ve lo dice una che, pur adorando questo genere di romance, spesso è un sacco difficile da accontentare. Tanto che inizialmente temevo che mi sarei trovata davanti al temibile, fastidioso insta-love, condito dalle solite sdolcinatezze melense del caso. E invece.

E invece la relazione tra Kestrel e Arin non solo è costruita meravigliosamente, ma si inserisce all’interno di una trama più ampia in cui la loro relazione è fulcro e propellente e motore degli eventi. Dalle prime basi di una fragile fiducia reciproca, attraverso l’amore condiviso per la musica - lui cantante, lei pianista - fino alle scelte che si troveranno a dover prendere, i sentimenti che provano l’uno per l’altra si evolvono in continuazione.

Perché Arin e Kestrel hanno entrambi due personalità forti, in cui il conflitto fra dovere e amore non si quieta mai del tutto. Essendo entrambi intelligenti, entrambi leali al proprio paese, ed entrambi confusi da sentimenti che non dovrebbero provare, i loro scambi sono un continuo alternarsi tra le mosse in un gioco tattico e le debolezze a cui le loro emozioni li espongono, dando vita a una tensione sottile e continua dalla quale non si sa mai davvero cosa aspettarsi.
Arin si chiese se lei avrebbe alzato lo sguardo, ma non era preoccupato che potesse essere visto tra le ombre del giardino. Sapeva quale fosse la regola di certe cose: le persone nei posti illuminati non riescono a vedere dentro al buio.

Kestrel, poi, è un’eroina fantastica - anche se il feeling almeno per me non è stato immediato, dal momento che ci vuole un po’ per vederla crescere oltre le sue insicurezze iniziali nel personaggio grintoso e complesso che è.

Kestrel non è una combattente, anche se, in quanto figlia di un generale, tutti si aspettano che lo sia. Non è dotata nello scontro fisico e al posto delle spade preferisce la musica. Ma se pensate che questo la renda insipida e svenevole, dovrete ricredervi.

La sua arma migliore, infatti, è l’intelligenza. Kestrel non solo è sveglia, ma è una stratega capace. E a differenza di molti libri, in cui l’intelligenza della protagonista viene tanto decantata a parole quando poi nei fatti la ragazza finisce per fare le cose più stupide, Kestrel dimostra spesso non solo la propria acutezza tattica, ma anche una certa spietatezza calcolatrice che si rende indispensabile, in una guerra, per valutare se il costo vale il beneficio. Questo è forse ciò che più me l’ha fatta amare: Kestrel non è perfetta ed è tutt’altro che una santa, ma è un personaggio complesso in cui la compassione è sempre in conflitto con la sua capacità di ricorrere a brutalità necessarie quando ciò si rende inevitabile.

Arin, dal canto suo, è la sua controparte perfetta. Leale alla causa del suo popolo, è sia guidato dalla determinazione a riparare i torti subiti e riprendersi ciò che è suo, sia costantemente in lotta tra il suo animo pratico che non ha paura di sporcarsi le mani, la spinta a voler fare la cosa giusta per non replicare gli errori del passato, e la sua debolezza quando si tratta di Kestrel.


“La mia anima è tua,” le disse. “Sai che lo è.”

Se già questo non è abbastanza, sappiate anche che il tutto è contornato da un’ambientazione piena di intrighi - un mondo di conquistatori e conquistati costruito su tatticismi e pettegolezzi, pieno di dettagli interessanti come l’invenzione del gioco di Bite & Sting (giocabile anche online) - e uno stile di scrittura che è a dir poco meraviglioso: una scrittura semplice ma raffinata, che non si perde in volteggi superflui ma al tempo stesso colpisce l’immaginazione, raccontando le emozioni attraverso un linguaggio figurato che è fantasioso senza essere esagerato o fuori luogo. Spero che se mai uscirà una traduzione italiana sia in grado di rendere giustizia alla versione originale.

A voler essere del tutto sincera, il mio primo giudizio su The Winner’s Curse appena finita la lettura non era ancora pieno pieno - colpa di una prima parte di libro un po’ più lentuccia, che si prende il suo tempo per far ingranare a dovere la storia. Solo che, avendo letto anche i libri successivi che completano la trilogia, non posso non tenerne conto.

Non posso non tenere conto del fatto che, se questo primo libro è un girandola di emozioni, quelli che vengono dopo sono un crescendo ancora più appassionante di batticuori, frustrazioni e colpi di scena, terminati con il petto che scoppia di amore per questi bellissimi personaggi e la loro storia. Quindi al diavolo dettagli e tecnicismi: questa è una serie da non perdere.



Livello "Ship"

 

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Recensione di


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